Biografia

Anthony Ragman nasce in Tasmania nell’agosto del 1963, si trasferisce in Italia, a Lanciano, una cittadina abruzzese a pochi chilometri dalla “Costa dei trabocchi”, dove tuttora vive.

Libero professionista e presidente di una società di ingegneria che opera nel settore delle telecomunicazioni dal 1996, su tutto il territorio nazionale. Ha collaborato e lavora per l’implementazione delle reti, infrastrutturali e tecnologici, dei sistemi fisso/mobile per conto delle maggiori società e gestori Tlc, italiane ed estere.

Legge il suo primo libro a otto anni: “R is for Rocket” di Ray Bradbury, ma la passione per la lettura scatterà due anni dopo con “Moby Dick” di Melville. Da allora non ha mai smesso.

Dovranno passare diversi lustri quando, infine, decide di scrivere.

“il viaggio inesistente” è il frutto della sua prima fatica.

Quando ha iniziato a scrivere?

In realtà lo faccio da sempre ma, solo da qualche anno, ho scoperto di farlo per gli altri e non soltanto per me stesso. “Il viaggio inesistente” è la mia opera prima.

Come ha conosciuto la Maratta Edizioni?

In modo del tutto casuale, incontro la casa editrice sui social network, chiedo a Monica di restare e lei lo ha fatto.

Come si trova a collaborare con la Maratta Edizioni?

In tutta onestà, benissimo, sono un autore esordiente e mai avrei immaginato tutto questo. È la conseguenza della lucida follia di Monica, che ha creduto e visto nel mio manoscritto ciò che io neanche percepivo.  

Cosa ha inspirato il suo romanzo?

È complicato rispondere a questa domanda. Forse per via della pochezza umana, l’ego, l’avidità e il narcisismo trasversale delle quali la società moderna è ormai impregnata?

Cosa ha inspirato il suo romanzo?

“Il viaggio inesistente” non vuole essere catalogabile, nel senso stretto della parola, seppure la narrazione lo incanali in un preciso genere letterario. I meri fatti raccontati hanno l’unico scopo di fare affiorare le caratterizzazioni dei personaggi, che sono il perno attorno al quale tutto gira. Non sono altro che la tavola da gioco, come potrebbe essere quella del monopoli o del risiko: il supporto dove le pedine sono costrette a muoversi e rivelarsi, con l’imprevedibilità e la personalità di ognuno di esse. Al lettore non si richiede abilità e acume investigativi, tutto avviene alla luce e non vi sono colpi di scena tali da fare pensare: perbacco, il maggiordomo era innocente! 

L’intento è fare affiorare i valori dimenticati del nostro tempo e le sue contraddizioni; le debolezze, paure e gli atti di coraggio dell’animo umano, costretti in un letargo inconsapevole in attesa del risveglio. Valori come l’amicizia, la fratellanza, il rispetto per se stessi, verso gli altri e le diversità.

A tutto questo, fa da contraltare la natura recondita dell’uomo: violenta, avida, intollerante. Dove il seme dell’odio, senza distinzione di razza e rango sociale, si cela assopito e aggredisce alla pur piccola sollecitazione, ogni giorno, reciprocamente.

È un mondo che va veloce, il nostro, fermarsi solo per un istante e osservare meglio ciò che ci circonda, potrebbe essere rivelatrice.

E’ soddisfatto di come questa sia venuta fuori, è rimasto fedele alla sua idea iniziale oppure questa è mutata molto rispetto ciò che si eri prefissato?
Avevo tutto in mente in modo chiaro e definito. Ho iniziato dalla fine, con le ultime due frasi che chiudono l’ultimo capitolo e non ho fatto altro che riempire le pagine tra il prologo e l’epilogo.

È una storia autoconclusiva o avrà/ha già un seguito?

Non saprei, magari saranno i lettori a deciderlo. Ma  no, non ora, sono madido di sudore e ho bisogno di una doccia.
Target di lettori?

Trasversale, saranno loro a decretarne la traiettoria. Immagino il mio libro come tanti bersagli in fila, ognuno in attesa di ricevere la scoccata. 

Emozioni che ha provato durante la scrittura di questo romanzo?

Contrastanti e tra i fortunati a non aver vissuto il blocco dello scrittore. Ma chi mi conosce sa che sono un bugiardo patentato. 

 Aspirazioni future? 
Infilare “Il viaggio inesistente” tra gli scaffali della mia libreria, e perché no? Affiancarne altri nel prossimo futuro.